Facebook e il Garante della Privacy a tutela delle vittime di revenge porn: scopriamo di più!

L’INIZIATIVA

Da lunedì 8 marzo è stato avviato un prezioso canale di emergenza a tutela delle vittime potenziali di revenge porn.

Grazie alla collaborazione tra il colosso Facebook e il Garante per la protezione dei dati personali, sarà possibile aiutare tutte le persone che temono la diffusione senza il loro consenso di foto o video intimi.

REVENGE PORN: BREVI CENNI

Il revenge porn è un reato di recente introduzione nel codice penale nostrano ma che, purtroppo, risponde a un fenomeno criminoso in continuo e allarmante aumento, quello della diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti di persone non consenzienti, quale strumento di vendetta o ricatto. Lo scopo che il Legislatore intende perseguire è contrastare e combattere in modo incisivo la violenza di genere in ogni sua manifestazione, tra cui la diffusione di immagini o video riguardanti l’intimità di una persona. 

Si è avvertita fortemente l’esigenza di criminalizzare in modo specifico queste condotte, profondamente offensive, per la loro preoccupante crescita, con una norma ad hoc. Prima dell’introduzione dell’articolo 612ter c.p., infatti, la diffusione di immagini o video contro il consenso dell’interessato poteva essere sussunta in fattispecie diverse come il reato di diffamazione, di stalking o di lesione alla privacy.

LO STRUMENTO DI TUTELA DEL GARANTE E DI FACEBOOK

Le vittime di revenge porn sono tutelate dal nostro ordinamento ai sensi dell’art. 612ter c.p., il quale prevede pene severe per coloro che diffondono immagini o video privati. 

Oltre alla tutela apprestata dal nostro ordinamento, il Garante della Privacy e Facebook hanno deciso di collaborare per proteggere le vittime di revenge porn.

In particolare, sul sito del Garante per la protezione dei dati personali è stato creato un canale di emergenza www.gpdp.it/revengeporn.

Le potenziali vittime di revenge porn possono avvisare preventivamente il Garante per evitare che siano diffusi immagini o video intimi senza il loro consenso su Facebook o Instagram e ottenere che le immagini vengano bloccate.

Nella pagina predisposta dal Garante, le potenziali vittime di pornografia non consensuale potranno compilare un modulo con cui fornire all’Autorità le informazioni utili a valutare il caso di specie e a indicare all’interessato il link per caricare direttamente le immagini sul programma.

Una volta caricate, le immagini verranno cifrate da Facebook tramite un codice “hash”, in modo da diventare irriconoscibili prima di essere distrutte e, attraverso una tecnologia di comparazione, bloccate da possibili tentativi di una loro pubblicazione sulle due piattaforme.